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lunedì 27 maggio 2013

Carolina Di Domenico a: "Difendo Fabio Troiano, ma aspiro ad un programma tutto mio"

Carolina Di Domenico ieri ha presenziato alla conferenza stampa, la prima in Italia, di Psy, facendo da moderatrice e da traduttrice dell’incontro tra i giornalisti e il rapper coreano di Gangnam Style. Poche ore dopo ha presentato su Cubomusica l’esibizione musicale che ha anticipato il derby tra Roma e Lazio valido per la finale di Coppa Italia. TvBlog ne ha approfittato per realizzare un’intervista alla conduttrice che affianca Fabio Troiano a The Voice of Italy. Ne è venuta fuori una conversazione sui temi del talent show, della musica in televisione e della conduzione.

Carolina, partiamo da The Voice: visto il successo che tu hai riscontrato e le critiche che sono state riservate a Troiano, pensi o aspiri ad un ruolo meno marginale in futuro nel talent?
La mia premessa dovuta è che Fabio ha un grande impegno. Una qualsiasi persona che fa quel lavoro da anni e che si ritrova a portare avanti un programma in prima serata su Rai2, con quei coach, con un’aspettativa di quel tipo, essendo un format che negli altri Paesi ha fatto follie, affronta un compito comunque difficile. Fabio non fa questo lavoro e evidentemente ha avuto difficoltà, è lui il primo a dirlo, a sostenere ritmi di quel tipo. Se non avessimo un rapporto non me ne fregherebbe niente di difenderlo. Credo che lui si sia messo molto in gioco; ho grande rispetto per lui e per il grande peso che ha dovuto sopportare. Io ho una parte davvero minima e divertente, con poche responsabilità: su Twitter le cose più divertenti non posso leggerle, quindi passo tutta la puntata a leggerle come se fossi sul divano di casa mia. Per quanto riguarda la conduzione… è una domanda che in molti mi hanno fatto visto quello che è successo dopo l’esordio di Fabio. Io faccio questo lavoro dal 1999. Cosa ti devo rispondere? Che una prima serata su Rai2 mi farebbe schifo? No, non mi farebbe schifo, che sia questo o un altro programma. È chiaro che io aspiro ad avere un programma in prima serata.
Sei dell’idea che ognuno debba fare proprio mestiere o…
No, anche io quest’anno ho fatto Un medico in famiglia (ha recitato nei panni di Antonia). Io per quanto riguarda la televisione mi sento molto sicura perché lo faccio da anni e ho esperienza, per quanto riguarda la recitazione ci vado molto in punta di piedi. Non mi sono mai trovata a interpretare un ruolo nella recitazione così importante come lo è nella conduzione quello di Fabio. Io al suo posto non so se lo avrei fatto: se mi avessero assegnato il ruolo da protagonista su qualcosa di Shakespeare avrei avuto meno coraggio di Fabio, che ne ha avuto molto.
Veniamo a Mtv, dove sei cresciuta professionalmente. Rimpiangi quei tempi? E ritieni che oggi esista una fucina di talenti televisivi come lo era Mtv?
Rimpiango tantissimo quei tempi: ho avuto la fortuna di vivere un momento d’oro di Mtv. Abbiamo lavorato tanto, abbiamo fatto programmi fichissimi, intervistato artisti internazionali. Oggi non si può fare il paragone con nessun’altra rete, anche per come era strutturata. Si raccoglievano una serie di ragazzi - io venivo già dall’esperienza di Disney Club, quattro anni di conduzione Rai - e si insegnava loro l’approccio con la televisione musicale. Era come una scuola; adesso non credo ci sia una cosa del genere, ed è un peccato. Questo non vuol dire che non ci siano ragazzi che sappiano fare il nostro mestiere, che peraltro non credo sia una cosa così difficile. Però ci vuole esperienza e che qualcuno ti dia la possibilità di farlo, ma purtroppo la musica in televisione c’è molto poco e adesso è dedicata quasi esclusivamente al talent.
Ecco, i talent. Qual è il tuo rapporto con questo genere televisivo? Prima di The Voice guardavi i talent? Ti senti di argomentare delle critiche a riguardo?
Quando sono esplosi i talent non mi interessavano particolarmente. Negli ultimi due anni mi sono appassionata; guardavo X Factor, che ho seguito ancor di più da quando c’è Alessandro (Cattelan, Ndr), che stimo ed è mio amico. Entrare in un sistema di questo tipo è stato divertente. Nel panorama di approccio alla musica il talent è una delle possibilità che ti vengono date. È anche più rischiosa, secondo me, rispetto alla gavetta classica perché o la va o la spacca, c’è un responso immediato da parte del pubblico…
Questo rischio di ‘bruciarsi’ rappresenta un limite?
Assolutamente, è molto rischioso. Se avessi un amico che volesse intraprendere questa carriera gli direi ‘occhio, è bellissima questa cosa, duetti con Will.i.am, però c’è l’altro lato della medaglia’. Bisogna avere un grandissimo talento, avere un sostegno notevole…
Sostegno in che senso?
Da parte della casa discografica, che deve investire su di te. Molte volte quando sei un gruppo bussi alle porte e non te la aprono. Poi magari la porta te la aprono subito, ma poi è da vedere se ti sostengono. Il talent è una realtà della musica in questo momento. Tanti, anzi alcuni, che sono usciti da questa realtà funzionano. Tipo Mengoni.
Su Amici leggo da parte tua qualche riserva in più, o sbaglio?
Perché non lo seguo tanto.
Perché non ti crea interesse come invece fa X Factor?
Non lo so. Forse perché lì la musica è solo una parte: c’è chi balla…e basta, vero? Prima c’era pure recitazione, ricordo bene? Non lo so, quella roba lì non l’ho mai seguita tanto, ma non perché io faccia pregiudizi, anche perché alla fine si va a immettere nello stesso discorso: grandi possibilità, con grandi rischi.
Finiamo con The Voice: una tua previsione sul vincitore?
Non te la dico.
Immaginavo. Allora, qual è star che avete ospitato a The Voice ti ha colpito e perché?
Mi ha colpito la disponibilità di Will.i.am. Il fatto che lui sia il coach di The Voice UK è stato importante; ma colpisce quando arriva un personaggio di quel calibro che dice di essere pronto a fare i duetti con i ragazzi, mentre altri hanno dicono il contrario.
Carolina Di Domenico giudice di un talent?
Quando, nel mio piccolo, ho fatto l’esperienza di giuria nella commissione artistica di Sanremo, mi sono divertita tantissimo. Però, qui è un altro discorso. I coach, in Italia ma anche negli altri Paesi, sono persone che hanno fatto musica veramente.

Fonte:Tvblog

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