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giovedì 28 novembre 2013

Corrado Fortuna: The Voice? Magari! Mi piace la TV Nazional Popolare che non è Barbara D’Urso ma Gazebo

Parliamo di Corrado Fortuna, attore e regista siciliano che da qualche settimana conduce questo programma, in onda ogni giovedì alle ore 22, che in dieci episodi dalla Lombardia e fino alla Puglia raggiunge alcuni tra i suoi amici più cari per scoprire i loro “posticini”, presso artigiani locali, originali negozi e luoghi storici, degustando vini e piatti della migliore tradizione italiana.
Il giovane attore italiano, noto per essere stato il protagonista di “My name is Tanino” ed in Tv a “Tutti pazzi per amore”, si cimenta per la prima volta nella conduzione, seppur “on the road” di un programma televisivo. TvBlog lo ha intervistato su questo impegno su Dove Tv e su tanto altro, buona lettura.
Da attore a conduttore televisivo, come mai ?
E’ stata una cosa completamente inaspettata ed insperata. Non so perché questi incoscienti della rete televisiva per cui lavoro hanno pensato a me, so però che questa offerta l’ho accolta a braccia aperte. Forse hanno pensato a me, perché negli ultimi due anni ho fatto il cretino da Victoria Cabello a Quelli che il calcio alla domenica seguendo il Palermo. In quell’occasione ho avuto modo per la prima volta ho avuto un rapporto costante con la televisione.
Com’è stato fare “Conosco un posticino” ?
Da alcuni anni ho una società che si chiama “Club silenzi” con la quale giro dei documentari e più o meno il meccanismo di costruzione di Conosco un posticino si avvicina molto a quello di un documentario, quindi sono partito un pochino avvantaggiato. Certo il taglio della trasmissione è diverso, leggero, l’ho definito un documentario pop-rock. I miei amici, che sono quelli che mi portano in giro di puntata in puntata nei loro posticini preferiti, sono al centro della trasmissione insieme ai luoghi che visitiamo. Importante poi anche il fatto, che essendo loro dei miei amici veri, passi attraverso lo schermo anche quella leggerezza, che solo un rapporto di vera amicizia ti può dare.
Hai partecipato, come hai detto a Quelli che il calcio, come è stata quell’esperienza ?
In quei due anni ho avuto il modo appassionarmi alla televisione. Non avevo mai visto, in maniera costante, come funziona una trasmissione importante come Quelli che il calcio da dietro le quinte. Non avevo mai avuto modo di vedere come potesse essere difficile condurre in porto un programma televisivo importante, poi anche con eventi che possono accadere in maniera improvvisa. E’ stata un esperienza bellissima.
Ti è spiaciuto che Victoria non sia più a Quelli che il calcio ?
Si, per tanti motivi. Prima di tutto perché mi sono molto affezionato e lei e al gruppo di lavoro del programma e poi perché era molto divertente per me stare lì, anche se poi quest’anno ci saremmo dovuti inventare qualcosa perché il Palermo è finito in serie B. Nonostante poi Savino sia un mio carissimo amico. Abbiamo fatto insieme un film nel 2005 e siamo diventati dei fraterni amici, quindi sono molto contento per lui e gli faccio i miei in bocca al lupo del caso.
Cinema, televisione, davanti e dietro le quinte, quale di questi ruoli preferisci ?
Non riesco più a definirmi. Non voglio risultare presuntuoso, mi piace talmente tanto tutto, che finchè ci cascano e me lo lasciano fare, andiamo avanti. Faccio il regista di documentari, di video clip, ho scritto il mio primo film, che forse nei prossimi due anni riuscirò a girare. Però veramente non so dirti cosa mi piace di più fare. A febbraio uscirà per esempio il mio primo romanzo. Nell’ultimo anno mi son messo davanti al computer a lavorare a questa storia che avevo in mente da una vita e che pubblicherò per Baldini e Castoldi a febbraio. Quindi non riesco davvero a scegliere.
Come si intitola questo romanzo ?
Si chiama “Un giorno sarai un posto bellissimo”. E’ una storia d’amore fra me e la mia città. E’ la storia di un amore finito, è la storia di un amicizia trentennale, è una storia di mafia. E’ una storia raccontata nella maniera più leggera possibile, ambientata a Palermo fra gli anni ’80 ed oggi. Purtroppo ha anche dei lati non proprio allegri.
Conosco un posticino è alla sua quarta stagione, cosa ha portato Corrado Fortuna in questo programma e lo guardavi nelle passati stagioni ?
Non lo guardavo perché non avevo Sky, molto onestamente. L’ho guardato ovviamente quando mi è stato proposto di farlo. Poi ho detto ai dirigenti della rete, guardate che io questa cosa non la so fare. Non riesco a parlare con i telespettatori e guardare in macchina e rivolgermi direttamente a loro dicendo: cari amici di Conosco un posticino… Quella roba mi sembra sempre finta e costruita. Riccardo (Rossi, precedente conduttore del programma, ndr) è bravissimo a fare questo tipo di cose, diciamo prettamente “televisive”, ma io non ci riesco. Lui è un erede della tradizione televisiva del passato, guardo Riccardo che conduce e vedo che lui si è riguardato Walter Chiari, ora però non voglio fare paragoni. Allora ho proposto di fare una cosa sulle mie corde. Cioè di non rivolgermi mai direttamente ai telespettatori,ma coinvolgendoli facendogli osservare una giornata in una città, accompagnato da un amico vero, facendogli assaggiare quello che assaggiavo io con il mio amico, sia che si tratti di cibi reali che di cibi metaforici. Del programma infatti sono anche autore ed è un grande orgoglio per me.
Che riscontri hai avuto dopo le prime puntate ?
Ho cercato in giro, anche su internet un po’ di pareri e in realtà noto che c’è una claque molto forte che lo rimpiange Riccardo. Perché obbiettivamente è molto cambiato il programma, spero di riuscire a fare affezionare il pubblico a questa nuova versione. Credo che quello che sento dire dalla rete, rispetto ai risultati confermi un pochino di aver avuto una buona intuizione, in questa nuova direzione.
Quindi ti vedremo ancora nelle prossime serie di Conosco un posticino ?
Io li ho ricattati. Se non mi fanno fare la prossima serie mi ammazzo. Mi avranno sulla coscienza (ride, ndr).
Fra tutti i luoghi che hai visitato qual è quello che ti ha sorpreso di più ?
Bari. Quella è una città che conosco benissimo perché ci ho lavorato moltissimo. Le puntate di Conosco un posticino vengono girate tutte in una giornata ed in quell’occasione ho visto Bari vecchia. Quello è un posto in cui fino a dieci anni non ci si poteva mettere piede. Non per fare quello che dice che in Italia va tutto storto, ma Bari vecchia era inavvicinabile. E’ chiusa da una cinta muraria, all’interno della quale poteva succedere qualunque cosa ed era un porto franco, dove la polizia non aveva accesso e dove i Baresi non potevano entrare, quel luogo era in mano completamente alle organizzazioni criminali. Michele Venitucci che mi accompagnato in quella puntata, nato e cresciuto a Bari, a Bari vecchia non c’era mai stato fino a dieci anni fa. Oggi, Bari vecchia è il vero cuore pulsante della città. E’ un posto dove ci sono atelier, show room, gallerie d’arte. Come spesso accade in questo paese, è un luogo che è stato restituito alla civiltà dalla cultura. Mi è piaciuta tanto la puntata di Bari anche perché mi ricorda immensamente la mia Palermo. Bari, in qualche modo, racconta una storia simile a quella della mia città. Sono gli ultimi centri storici che vengono rivalutati in questo paese.
Dopo “Conosco un posticino” ti piacerebbe fare altra Tv e che tipo ?
Beh Sanremo perché no! Mi sento molto adatto a fare il presentatore del Festival, sto scherzando ovviamente (ride, ndr). E’ una cazzata che dico spesso. Devo dire che ho scoperto una cosa che mi piace parecchio. Oggi la televisione ha un offerta straordinaria di canali ed insieme a quelli anche di idee ed io che di idee ne ho, mi sento molto attratto dal mondo del piccolo schermo. Mi piacerebbe fare qualcosa che sia in qualche modo di divulgazione, proprio come “Conosco un posticino”. Questa è una trasmissione nazional-popolare, leggera e quello che abbiamo cercato di mostrare in questa edizione sono anche i luoghi artistici delle varie città che abbiamo visitato, leggermente, senza mettersi li a fare wikipedia.
Ti senti quindi un fautore della televisione nazional-popolare, frase di “Baudiana” memoria ?
A me la parola nazional-popolare piace tantissimo. Non è nazional-popolare però Barbara D’Urso secondo me, è nazional popolare Gazebo per esempio. Perché raccontare agli italiani la politica e prendere in giro il Partito Democratico dal di dentro come fa Diego, che è assolutamente dentro il PD, così taglientemente secondo me è fare televisione nazional popolare. Poi devo dire, mi piacerebbe tantissimo parlare di musica in televisione. La musica è la mia prima passione.
A Rai2 sono alla ricerca del nuovo conduttore del talent show The Voice, ti piacerebbe condurre quel programma ?
Magari, sarebbe una figata!
Sei stato fra i protagonisti di “Tutti pazzi per amore”, si farà poi una quarta serie ?
No, non si farà, non credo proprio. Devo dire che forse posso capirne i motivi. Puoi immaginare anche solo come diritti d’autore, cosa potesse costare una puntata di Tutti pazzi per amore, con tutte quelle musiche in continuazione. Se si è fatta una scelta di risparmio, lo posso comprendere, anche se in televisione spesso si vedono una quantità di cagate costosissime, che uno forse pensa che rifare Tutti pazzi per amore era meglio. Era una serie molto impegnativa, con 9 mesi di lavoro all’anno. L’ho molto amata, ma devo essere anche onesto, secondo me, faccio una battuta: Nella classe dei cretini quello solo scemo è il primo della classe, però è scemo. Si è detto che era una serie innovativa, per carità assolutamente si, ricordiamo sempre però, che le serie a cui noi facciamo riferimento come attori, autori, come amanti della televisione e del cinema, sono altra cosa. In Italia, quella cosa li non è ancora stata fatta e non è stata secondo me Tutti pazzi per amore. Certo vedere su Rai1 una serie come quella è evidentemente stata una rivoluzione per la nostra TV. Quello che però voglio dire, senza sputare nel piatto in cui ho mangiato, anzi, magari tornasse, è che ancora possiamo migliorare. Faccio un esempio stupido, l’altra sera c’era il co-protagonista di “Homeland”, un agente segreto della CIA che ha a che fare con il terrorismo islamico. Lui è bipolare, sesso dipendente. L’agente mostrato non è bravissimo, intelligente, perfetto, ma è una persona normale con i suoi difetti ed i suoi tic.
Come siamo messi nel nostro paese su questo fronte ?
Secondo me in questa direzione possiamo fare passi in avanti. Sky è stata innovativa con Romanzo criminale, anche se è ormai quasi vintage dirlo. Era una serie girata benissimo, senza auto censurarsi. Il problema vero di questo paese più che la censura, è l’auto censura, sia in televisione che al cinema. L’autore ha una bella idea, scrive la scena di un film e poi dice: questa scena non me la faranno girare mai, quindi si autocensura. Se vincessimo un po’ questa paura, noi autori potremmo fare ancora meglio di Tutti pazzi per amore. Detto questo magari tornasse TPPA, mi ha cambiato la vita e devo ringraziare molto anche Riccardo Milani, regista di quella serie, da cui ho imparato tantissimo e molte delle cose che ho imparato da lui poi li ho messe in pratica quando ho diretto video clip.
Già, tu sei anche regista di videoclip, qual è il genere musicale che prediligi e di quale artista musicale ambiresti a fare il regista, anche gratis ?
Veramente io l’ho fatto sempre gratuitamente il regista di video clip, non sono mai stato pagato, così come le persone che ho coinvolto in questa cosa. Mi piacerebbe fare il regista di un video clip di Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Ligabue. Sarebbe molto divertente vedere la Pausini cosa farebbe in un video mio, mi piacerebbe farla recitare proprio. Anche Tiziano Ferro, che è un mostro totale di bravura.
Se fossi stato un giovane attore negli anni sessanta, di quale film avresti voluto fare parte del cast e quale attore italiano di sempre sei un accanito fan ?
Mi sarebbe piaciuto fare la parte di Nino Manfredi nel film “C’eravamo tanto amati” che è il mio film preferito, lo so a memoria battuta per battuta, lo vedo 4-5 volte all’anno. Il mio attore preferito del cinema italiano è Ugo Tognazzi.
Com’è lo stato di salute attuale del cinema italiano e quali mosse faresti, se avessi una bacchetta magica, per risollevarlo ?
Lo stato di salute del cinema italiano è lo stato di salute della cultura in Italia, quindi è morto. Ogni anno c’è la scoperta di un nuovo film, che più o meno è sempre dei soliti 2 registi che sono Sorrentino e Garrone, che rappresentano il cinema italiano nel mondo. Credo che sia un po’ poco, credo che lo stato di salute di un industria, si valuta anche dallo stato di salute degli operai dell’industria e gli operai del cinema italiano per lo più muoiono di fame, hanno doppi lavori, si fanno aiutare per campare dai propri genitori. E’ un cinema molto auto riferito e devo dire che secondo me non è molto aiutato dalle istituzioni, come non è molto amata la musica, il teatro, la letteratura, insomma la cultura in genere. Ho fatto molte manifestazioni in questo senso. Perché un musicista non dovrebbe avere un finanziamento statale come un regista? Perché un pittore non può ottenere i benefici della legge Bacchelli, dovendo dimostrare di essere chissà chi. Chi ci rappresenta negli ultimi 20 anni ha sostenuto che con la cultura non si mangia, nonostante l’Italia venga conosciuta nel mondo grazie ad alcuni Italiani che ci stavano dentro e che han dato lustro al nostro paese proprio nel campo culturale, mi vengono in mente Michelangelo, Leonardo tanto per dirne due e di cultura han fatto mangiare da secoli. Noi abbiamo Pompei che si sta sgretolando e siamo un paese in crisi. Basterebbe sovvenzionare la cultura italiana, quella che già c’è e quella che ci potrebbe essere ed in quel modo probabilmente con la cultura si mangerebbe e ci si mangerebbe anche bene. Per esempio la distribuzione cinematografica francese prima è obbligata a distribuire film francesi e poi i film esteri, in questo caso l’industria del cinema di quel paese fa mangiare i francesi perché crea posti di lavoro.
Che ne pensi del fenomeno Zalone ?
Ho visto solo il primo film. Penso che sia un grandissimo comico e che va benissimo e che la sua sia una comicità intelligente e che il suo sia un bellissimo film. Penso anche che la sua non sia una commedia, ma un film comico. Il problema di questo paese, dove tutti i produttori chiedono agli autori di scrivere commedie, è di aver fatto una grande confusione fra un film di commedia ed un film comico. Sono due cose diverse, puoi guardare una commedia e piangere di tristezza per esempio, cosa che difficilmente è possibile in un film comico, a meno che sia orrendo. Di Checco Zalone adoro l’imitazione che fa di Carmen Consoli, lo amo, mi piace da morire in quel caso, trovo però odiosa ed insopportabile l’imitazione che fa di Roberto Saviano. Non capisco perché in questo paese si debba prendere per il culo Saviano, che ha bisogno di tutto fuorchè di confusione intorno a lui.
Hai un soggetto nel cassetto per un film da proporre a qualche produttore come attore o come regista ?
Ho già firmato un contratto per questo con l’Indiana Production. Costruire un film è un impresa mitologica oggi. Certe volte mi chiedo se lo voglio solo per me. E’ una storia ambientata a Palermo negli anni ’80. E’ una commedia con protagonista un poliziotto che si trova a fare questo mestiere per raccomandazione durante la prima guerra di mafia. Intorno gli cascano i corpi come le foglie dagli alberi, ma lui non ha idea di cosa sia la mafia. E’ un film tragi-comico, l’anno prossimo vorrei riuscire a consegnare una stesura definitiva del copione e cominceremo con tanta pazienza a cercare i finanziamenti.
Quando scrivi qualcosa pensi al pubblico ?
Non penso al pubblico, neanche quando faccio Conosco un posticino. Credo che sia molto importante rimanere se stessi e forse se ho avuto qualche riscontro nella mia carriera poi è proprio per questo mio atteggiamento.
Tre film e tre cd che ti porteresti su di un isola deserta
Partendo dai film, il primo senza dubbio, come ho detto prima è “C’eravamo tanto amati”. Poi mi porterei “8 e ½” e mi porterei anche un documentario su Marina Abramovic “The Artisti is present”. Per quel che riguarda i dischi mi porterei sicuramente il “White Album” dei Beatles, perché è bello lungo e poi perché è sempre bello. Poi mi porterei un disco dei Wilco “Sky Blu Sky” e un po’ di musica elettronica varia.
Grazie a Corrado Fortuna per aver accettato il nostro invito ed in bocca al lupo per tutto.


Fonte:Tvblog

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